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Amilcar Cabral in una celebre poesia “Naus sem Rumo” (Navi alla deriva), paragona le isole di Capo Verde a dieci caravelle alla deriva sull’oceano in cerca di infinito. Le definisce come frammenti di roccia del nero Continente Africano: assetate, rocciose, abbandonate e sole, senza vela in balia del vento e della tempesta.

Riportiamo l’ultima parte della poesia, prima in portoghese e dopo tradotta

A tempestade e ao vento,
caminham …
navegam mansamente
as ilhas,
as filhas
do negro continente …
- Onde ides naus da Fome,
da Morna,
do Sonho,
e da Desgraça? …
- Onde ides? …
Sem rumo e sem ter fito,
Sozinhas,
dispersas,
emersas,
nós vamos,
sonhando,
sofrendo,
em busca do Infinito! …

Alla tempesta e al vento
camminano…
e navigano pianamente
le isole,
le figlie
del nero continente…
- Dove state andando navi di fame
di morna,
di sogno,
e di sventura? ...
- Dove state andando? ...
Senza meta e senza scopo,
Solitarie,
disperse,
sulle acque,
noi stiamo,
sognando
soffrendo,
alla ricerca dell'Infinito! ...

Vogliamo condividere la speranza che le dieci isole-caravelle trovino l’approdo cui hanno diritto, che la ricerca dell’infinito ponga fine ai drammi che spesso hanno travagliato questa terra. Nel nostro piccolo agiamo per i sogni e le speranze dei fratelli capoverdiani.

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